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Diario di Viaggio Motoviaggi a Medjugorje

 

IN VIAGGIO PER MEDJUGORJE


Tre uomini in moto
racconti di viaggio

    Nel caminetto un ciocco scoppietta e scintilla, lo stereo propone un brano di Santana, siamo in tavernetta a casa da mio fratello Roberto (Robi), è il 20 di febbraio del’90, oltre a me c’è anche Gilberto, tre amici con la stessa passione, viaggiare in moto.

 

                                                                                           Per l’occasione ho portato una torta al limone che ha fatto mia moglie e Gegè una bottiglia di prosecco di Valdobiadene.

 
Robi ha preparato il proiettore delle diapositive per rivedere le immagini scattate durante qualche nostro motogiro estivo.
Guardiamo immagini del giro del Garda, sempre bello, visita alla cascata di Varone e ritorno per la Gardesana occidentale con tutte le sue gallerie.
Riva del Garda offre lo spunto per delle belle immagini, poiché spostandosi sulla zona collinare sovrastante si può fotografare questa punta di lago invasa da decine o forse centinaia di wind-surf che veleggiano come tante di farfalle colorate.


La torta, nel buio della proiezione, è arrivata a metà e la bottiglia altrettanto, nel silenzio delle bocche piene si sente solo il ronzio del proiettore, il cd di Santana è finito.

 

Finisce la proiezione, Robi inserisce nello stereo un cd degli “The Animals”, anni’70.

Ragazzi ! – dico io – Che ne direste di organizzare un motogiro a Medjugorje per la prima settimana di luglio, potrebbe essere piacevole percorrere la costa dalmata?
Uhhhmm uhhmm, gnam.. Gnam, qualche muguno per inghiottire un residuo di fetta di torta, un sorso di prosecco per pulire la bocca.

 

L’idea mi piace – dice Gegè – però questa volta prendiamo il traghetto Ancona > Spalato così evitiamo tutto il giro vizioso per andare su a Trieste e tornare giù, anche perché è un tratto che abbiamo già visto.

Si si, facciamo così – dice Robi – mostrando perplessità sul come fermare le moto in caso di mare mosso.
Gilberto specifica che forniscono corde ed altro per fissare le moto alla fiancata ed a terra .

 

Fugato ogni dubbio la mozione è approvata all’unamimità.

Un giovedì, della prima settimana di luglio del ’90, alle ore 17 ritrovo e partenza davanti a casa di Robi. Il traghetto parte da Ancona per Spalato alle ore 23.

Arriviamo ad Ancona porto, verso le 20,30 e ci guardiamo un attimo attorno per capire il da farsi, cerchiamo la biglietteria,... Vista!


Parcheggiamo i mezzi vicino ad un lampione che si è appena acceso, io rimango di guardia e gli altri due vanno a fare i biglietti. Tre posti a ponte in poltrona, così durante la traversata possiamo fare un riposino!
Nel porto, tutto attorno, si sono accese le luci di servizio, non c’è più il via vai di camioncini o muletti, qualche auto incolonnata pronta per l’imbarco, un paio di traghetti a bocca spalancata e con le luci interne accese che si perdono nella profondità delle loro gole, attendono i clienti.

Ci sono due traghetti in partenza, uno per la Jugoslavia ed uno per la Grecia.

Chiediamo per non sbagliare, saliamo e posizioniamo le moto adiacenti alla fiancata interna e qui troviamo delle corde e tiranti per bloccare i mezzi al suolo e alla parete.

 

Saliamo a ponte, c’è gente, tanti appoggiati alla ringhiera di protezione, chi osserva il panorama notturno di Ancona, chi, rivolti verso il mare, cerca di individuare le luci di qualche nave che si allontana verso il punto in cui acqua e cielo si confondono.

Ci aggreghiamo e passeggiamo, curiosando notiamo due belle file di scialuppe di salvataggio che ci hanno fatto sperare di non averne mai bisogno.

Il borbottio cupo dei motori cambia ritmo una specie di scossone percorre tutto lo scafo, si muove!


Seguiamo con curiosità tutta l’operazione di uscita dal porto e vediamo le luci della città allontanarsi e rimpicciolire sempre più fino a diventare un’alone luminoso informe che viene inghiottito dall’orizzonte, il suo spazio è riempito da una miriade di stelle che sembrano volersi tuffare in mare in questa notte di luglio

 

 

E’ il momento di andare a riposare, sul ponte non c’è quasi più nessuno, conquistiamo le nostre tre poltrone.
Prendo posizione, mi accomodo, non riesco a stendere le gambe, sono troppo vicino a alla poltrona davanti. In sottofondo... Vuumm..Vuhumm...Vuhumm...Vuhumm il pulsare del cuore del battello. Non riesco a prendere sonno, cambio continuamente posizione, mi innervosisco, mi alzo.

 

Esco sul ponte, fumo una sigaretta, rientro, vedo il locale bar con alcune panche rivestite in finta pelle imbottita, - forse riesco a stendermi - penso – provo la maniglia, la porta si apre.
Non c’è nessuno, il bancone è protetto da una serranda a maglie romboidali, con grande goduria mi stendo sulla panca con il giubbino sotto la testa.


Chiudo gli occhi. Tin..Tin..Tin...Tin..Tin..Tin..Tin..Tin..Tin.., un tintinnio subdolo ed incredibile, mi ritrovo seduto, cosa c’è ora?
Sopra la macchina del caffè un doppio strato di tazzine che ballano e si toccano fra loro al ritmo del pulsare del motore.

Sono di nuovo sul ponte, fumo una sigaretta, guardo il buio del mare e le stelle del cielo, fa freddo rientro, riconquisto la panca, mi tolgo le tennis e le posiziono sotto la testa, il giubbino me lo incappuccio per attutire il ballo delle tazzine.
Per stanchezza mi addormento, credo di aver dormito un paio di ore, nel mentre è arrivata l’alba, mi infilo le scarpe, mi stiro, ho l’impressione di essere stato preso a bastonate tanto sono indolenzito, le tazzine sono ancora lì che ballano instancabili... Tin..Tin..Tin..Tin..Tin..Tin..Tin.

 

Raggiugo la poltrona e cerco di riposarmi. Ai miei compagni non è andata meglio, sono tutti indolenziti. Il sole si alza piano piano da un’orizzonte un po’ nebbioso, sono le 7,30 manca poco all’attracco a Spalato.
Una rinfrescata per sgonfiare gli occhi, scendiamo nella stiva a preparare le moto.

Finalmente il portellone si apre, terra!! Split!
Subito nel primo bar che troviamo, consumiamo cappuccino e pasta.
Si è alzato del vento, anzi molto vento, partiamo direzione Makarska.

La guida è difficoltosa, il vento è laterale e bisogna prestare molta attenzione alle sbandate.


Siamo sulla strada costiera dalmata, il vento si è calmato, il sole prende il sopravvento e comincia a dire la sua. >>>

 

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